In un ipermercato con duecentoventi addetti oltre un terzo del personale lavora con contratti a termine rinnovati di pochi mesi in pochi mesi. I capi reparto notano errori frequenti alle casse, assenze improvvise e un clima teso, e l'indagine sul benessere organizzativo mostra preoccupazione diffusa per il futuro.
La legge chiede di guardare anche a questo. L'articolo 28 del D.Lgs. 81/08 impone di valutare tutti i rischi, compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato secondo l'accordo europeo in materia, e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro. La valutazione dello stress segue le indicazioni metodologiche della Commissione consultiva, con una fase preliminare basata su indicatori oggettivi come assenze, turnover e infortuni, e una fase approfondita, se necessaria, con il coinvolgimento dei lavoratori.
L'RSPP avvia la valutazione preliminare raccogliendo i dati per reparto e scopre picchi nelle casse e nel banco gastronomia. Organizza focus group in cui coinvolge lavoratori a termine e a tempo indeterminato, con il rappresentante dei lavoratori. Il datore di lavoro introduce programmazione dei turni con maggiore anticipo, affiancamento per i neoassunti e criteri chiari per i rinnovi. I capi reparto ricevono formazione sulla gestione dei collaboratori e sul riconoscimento dei segnali di disagio.
Domanda per voi: un rischio che nasce dalla precarietà del contratto può essere davvero ridotto dalle misure di prevenzione, oppure richiede scelte che vanno oltre?