Per decenni la sicurezza in Italia è stata affidata a regole tecniche puntuali: la protezione di quella cinghia, l'altezza di quel parapetto, la messa a terra di quella macchina. Era un modello prescrittivo, in cui il datore di lavoro rispettava la legge se rispettava l'elenco. Il limite era evidente: i rischi non previsti dal testo restavano scoperti, e nessuno era chiamato a chiedersi se l'organizzazione nel suo complesso funzionasse.
Il D.Lgs. 81/08, raccogliendo l'impostazione già introdotta dal D.Lgs. 626/94 in attuazione della direttiva quadro europea, sposta il baricentro sulla gestione. Il datore di lavoro deve conoscere i propri rischi attraverso una valutazione documentata, programmare le misure nel tempo, assegnare compiti e responsabilità, verificare che le misure vengano applicate e aggiornarle quando cambiano processi, attrezzature o conoscenze. La sicurezza diventa una funzione aziendale come la qualità o la produzione, con obiettivi, risorse e controlli.
In una carpenteria metallica questo significa che non basta avere la pressa piegatrice con barriere fotoelettriche funzionanti: bisogna sapere chi le verifica, con che frequenza, chi è autorizzato a regolarle, come vengono addestrati i nuovi assunti e cosa succede se un preposto vede un operatore che le esclude. Le regole tecniche non spariscono, restano negli allegati e nei titoli speciali, ma sono inserite dentro un ciclo organizzativo che ne garantisce l'applicazione costante.