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Il dopoguerra: codice civile e decreti degli anni Cinquanta

Il codice civile del 1942 introdusse l'art. 2087, ancora oggi pilastro del sistema, che impone all'imprenditore di adottare tutte le misure necessarie secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica. La Costituzione repubblicana del 1948 fornì poi la cornice di valori, ponendo salute e lavoro tra i principi fondamentali.

Sul piano tecnico la svolta arrivò con i grandi decreti degli anni Cinquanta. Il DPR 547/1955 dettava norme per la prevenzione degli infortuni: protezioni delle macchine, impianti elettrici, apparecchi di sollevamento, scale, aperture nei pavimenti. Il DPR 164/1956 era dedicato alle costruzioni, con regole su ponteggi, scavi e demolizioni. Il DPR 303/1956 riguardava l'igiene del lavoro: aerazione, illuminazione, temperatura, polveri, servizi igienici, oltre alle visite mediche per le lavorazioni insalubri.

Questi testi hanno formato generazioni di tecnici e molte loro regole sono confluite, aggiornate, negli allegati del D.Lgs. 81/08. Erano però figli della logica prescrittiva: dicevano cosa installare, non come organizzare il controllo. Mancavano la valutazione dei rischi come obbligo generale, un servizio di prevenzione interno e una rappresentanza specifica dei lavoratori. Chi visita oggi un'officina con macchine molto datate trova spesso targhette e protezioni progettate secondo quei decreti, e deve chiedersi se siano ancora adeguate allo stato della tecnica, senza dare per scontato che ciò che era regolare allora lo sia anche oggi.