Modulo A · Blocco 1/7 (0–4 h) · Slide 7/50

Anni Settanta: Statuto dei lavoratori e riforma sanitaria

Il decennio delle grandi lotte sindacali portò la salute in fabbrica al centro del dibattito. Lo slogan «la salute non si vende» esprimeva il rifiuto della monetizzazione del rischio attraverso le indennità di nocività, a favore della rimozione delle cause. In alcune grandi aziende metalmeccaniche nacquero esperienze di mappatura dei rischi condotte dai lavoratori stessi, con questionari e gruppi omogenei: un'anticipazione, per molti aspetti, della valutazione partecipata.

La legge 300 del 1970, lo Statuto dei lavoratori, recepì questa spinta con l'art. 9, che riconosce ai lavoratori il diritto di controllare l'applicazione delle norme di prevenzione attraverso loro rappresentanze. Il tema sarà ripreso tra poco in una slide dedicata.

La legge 833 del 1978 istituì il Servizio sanitario nazionale e trasferì alle unità sanitarie locali le funzioni di vigilanza sull'igiene e la sicurezza nei luoghi di lavoro, prima esercitate in prevalenza dall'Ispettorato del lavoro. Nascevano così i servizi territoriali di prevenzione che ancora oggi, con denominazioni regionali diverse, svolgono la maggior parte dei controlli nelle aziende. Due anni dopo fu creato l'ISPESL, istituto tecnico-scientifico per la prevenzione, poi confluito nell'INAIL nel 2010. L'idea di fondo della riforma era che la salute del lavoratore è parte della salute pubblica, e che prevenire in azienda significa ridurre malattie che altrimenti graverebbero sull'intero sistema sanitario.