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Anni Novanta: l'Europa entra in azienda con il D.Lgs. 626/94

L'adesione italiana al progetto europeo cambiò il passo della legislazione. Il D.Lgs. 277/1991 recepì alcune direttive su agenti specifici come piombo, amianto e rumore, introducendo per la prima volta in modo sistematico la valutazione dell'esposizione e i valori limite, con misurazioni strumentali e registri.

Il vero spartiacque fu però il D.Lgs. 626/1994, che recepì la direttiva quadro 89/391/CEE e diverse direttive particolari. Con esso entrarono nel lessico aziendale il documento di valutazione dei rischi, il servizio di prevenzione e protezione con il suo responsabile, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, la riunione periodica, la formazione obbligatoria, la sorveglianza sanitaria affidata al medico competente. Molte piccole imprese vissero quegli anni come un'ondata di carta, e non sempre i primi documenti di valutazione furono qualcosa di più di un adempimento formale.

Nel 1996 il D.Lgs. 494 recepì la direttiva cantieri, introducendo coordinatori per la progettazione e per l'esecuzione e il piano di sicurezza e coordinamento. Seguirono provvedimenti su agenti chimici, cancerogeni, atmosfere esplosive, vibrazioni. Il risultato fu un corpus vasto ma frammentato: decreti degli anni Cinquanta ancora vigenti, decreti degli anni Novanta sovrapposti, rinvii incrociati difficili da seguire anche per gli addetti ai lavori. Da questa frammentazione nacque l'esigenza di un testo unico, rimasta però irrealizzata per oltre un decennio a causa di tentativi di riordino falliti o rimasti incompleti.