Modulo A · Blocco 1/7 (0–4 h) · Slide 38/50

D.Lgs. 231/01: quando a rispondere è anche l'azienda

Il D.Lgs. 231/2001 ha introdotto la responsabilità amministrativa degli enti dipendente da reato. In base a questo principio, quando una persona che opera nell'ente commette uno dei reati elencati dal decreto, nell'interesse o a vantaggio dell'ente stesso, oltre alla persona fisica risponde anche la società con sanzioni proprie. Il procedimento si svolge davanti al giudice penale, insieme a quello contro le persone fisiche.

Gli autori del reato possono essere soggetti apicali, cioè chi ha funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione anche di fatto, oppure soggetti sottoposti alla loro direzione o vigilanza. Il regime della prova cambia: se il reato è commesso da un apicale, l'ente deve dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un modello organizzativo idoneo e che l'autore lo ha eluso fraudolentemente; se è commesso da un sottoposto, è l'accusa a dover provare l'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza.

Applicato ai reati colposi di sicurezza, il requisito dell'interesse o vantaggio è stato interpretato guardando alla condotta e non all'evento: nessuna azienda ha interesse a un infortunio, ma può averne a risparmiare sui costi della prevenzione, a velocizzare la produzione o a ridurre i tempi di fermo. Un esempio tipico è la scelta di non installare un sistema di aspirazione o di non fermare un impianto per una manutenzione programmata, con l'obiettivo di contenere spese o mantenere la cadenza produttiva.