Modulo A · Blocco 2/7 (4–8 h) · Slide 5/50

Le critiche al modello di Heinrich e il dato dell'88 per cento

Heinrich sostenne che circa l'88 per cento degli infortuni fosse dovuto ad atti insicuri delle persone, il 10 per cento a condizioni pericolose e il 2 per cento a eventi inevitabili. Questo dato ha influenzato per decenni la prevenzione aziendale, alimentando l'idea che la sicurezza sia soprattutto una questione di attenzione individuale e di disciplina.

Le critiche sono numerose. La classificazione derivava in buona parte dai rapporti compilati dai supervisori, che tendevano ad attribuire la responsabilità al lavoratore; ogni evento veniva assegnato a una sola causa, mentre quasi tutti gli infortuni ne hanno diverse contemporaneamente; i dati di base non sono mai stati resi disponibili per una verifica indipendente. Inoltre la distinzione tra atto e condizione è spesso artificiosa: il lavoratore che sale su una scala instabile compie un atto insicuro, ma la scala inadeguata, la mancanza di un trabattello e la fretta imposta dal programma sono condizioni create da altri.

Per il RSPP italiano c'è anche una ragione giuridica per diffidare di questa impostazione. Il D.Lgs. 81/08 pone al vertice delle misure generali di tutela dell'articolo 15 l'eliminazione dei rischi alla fonte e la priorità delle misure collettive su quelle individuali, e la giurisprudenza consolidata considera la condotta imprudente del lavoratore come un rischio che il datore deve prevedere. Attribuire un infortunio alla sola distrazione, in un'indagine interna, significa di solito fermarsi alla prima tessera visibile e lasciare intatte le cause che lo ripresenteranno.