Negli ultimi decenni molte grandi aziende hanno constatato un fenomeno preoccupante: gli indici di frequenza degli infortuni lievi diminuivano costantemente, mentre gli eventi mortali e quelli con lesioni permanenti restavano stabili. La spiegazione più accettata è che i precursori degli eventi gravi siano in parte diversi da quelli degli eventi lievi. Ridurre gli scivolamenti in mensa non incide sul rischio di schiacciamento durante la manutenzione di una macchina con energia residua o sul rischio di intossicazione in un serbatoio.
Da qui deriva l'approccio oggi indicato con la sigla SIF, cioè serious injuries and fatalities: tra tutti gli eventi segnalati si individuano quelli che, in circostanze leggermente diverse, avrebbero potuto causare una lesione grave o mortale, indipendentemente dalla conseguenza effettiva. Un pallet caduto dal terzo livello di una scaffalatura in un corridoio vuoto vale più, ai fini della prevenzione, di dieci piccoli tagli alle dita.
Per il RSPP questo significa usare le piramidi in tre modi corretti. Primo, come argomento didattico per motivare la segnalazione dei quasi incidenti. Secondo, come stimolo a classificare gli eventi per potenziale di gravità e non solo per esito. Terzo, come promemoria del fatto che un indice infortunistico basso non dimostra l'assenza di rischi gravi: un reparto può avere zero infortuni per anni e convivere con lavori in spazi confinati gestiti in modo improvvisato. La raccolta e l'analisi pratica dei near miss saranno sviluppate nel blocco dedicato.