Turner descrisse lo sviluppo di un disastro in sei fasi successive. La prima è il punto di partenza nominalmente normale: esistono credenze culturalmente accettate sui rischi e norme di precauzione considerate adeguate. La seconda è il periodo di incubazione, in cui si accumulano eventi non notati o fraintesi che contraddicono quelle credenze. La terza è l'evento precipitante, che attira l'attenzione e trasforma le percezioni generali del periodo di incubazione.
La quarta fase è l'innesco, cioè l'insorgenza vera e propria del disastro con le sue conseguenze immediate. La quinta è la fase di soccorso e salvataggio, con un primo adattamento rapido: si riconosce l'accaduto e si attuano risposte improvvisate. La sesta è il pieno riadattamento culturale: inchieste e analisi portano a rivedere credenze e norme di precauzione, adeguandole alla nuova comprensione del pericolo.
Il modello spiega perché le indagini concentrate solo sull'evento precipitante producano raccomandazioni deboli. Pensiamo a un'esplosione in un silo di farine: l'evento precipitante può essere una scintilla da un elevatore a tazze, ma l'incubazione comprende anni di accumulo di polvere sulle travi, una pulizia ridotta dopo una riorganizzazione, una classificazione delle zone mai aggiornata dopo l'aumento della produzione. La sesta fase, quella dell'apprendimento, è anche quella in cui le organizzazioni falliscono più spesso, perché dopo il periodo di emergenza l'attenzione cala e le raccomandazioni restano sulla carta. Seguire la loro attuazione fino in fondo è un compito tipico del servizio di prevenzione.