Nel 1984 il sociologo statunitense Charles Perrow pubblicò Normal Accidents, partendo dall'analisi dell'incidente alla centrale nucleare di Three Mile Island del 1979. La sua tesi, nota come Normal Accident Theory, è che in alcuni sistemi tecnologici gli incidenti gravi siano inevitabili, e quindi in un certo senso normali, non per incompetenza degli operatori ma per le caratteristiche strutturali del sistema stesso.
Perrow individua due dimensioni. La prima è la complessità interattiva: in un sistema lineare le sequenze di eventi sono prevedibili e visibili, mentre in un sistema complesso i componenti interagiscono in modi inattesi, nascosti, non immediatamente comprensibili, per esempio perché un'unica valvola serve due circuiti diversi o un sensore fornisce indicazioni indirette. La seconda è l'accoppiamento: in un sistema a debole accoppiamento ci sono margini di tempo, scorte, alternative e possibilità di improvvisare; in uno ad accoppiamento stretto i processi sono rigidi, i tempi brevi, una variazione si propaga immediatamente agli altri elementi.
A Three Mile Island una serie di guasti minori e di indicazioni ambigue si combinò in modo che gli operatori, agendo secondo la loro comprensione della situazione, peggiorarono il quadro. Perrow sostiene che quando complessità interattiva e accoppiamento stretto coesistono, aggiungere dispositivi di sicurezza può perfino aumentare la complessità e creare nuove interazioni impreviste. La sua conclusione, per alcuni impianti estremi, era che la scelta più razionale sarebbe stata non costruirli o ridimensionarli.