A metà degli anni Duemila Erik Hollnagel, David Woods e Nancy Leveson hanno promosso un nuovo campo di studi chiamato resilience engineering, ingegneria della resilienza. Il punto di partenza è che i sistemi socio-tecnici moderni sono troppo complessi per essere descritti completamente da procedure e modelli: le condizioni reali cambiano continuamente, le risorse sono limitate, e le persone devono adattare il proprio lavoro per farlo funzionare.
Un sistema è resiliente quando è in grado di adattare il proprio funzionamento prima, durante o dopo cambiamenti e disturbi, così da mantenere le operazioni richieste sia in condizioni attese sia in condizioni inattese. Hollnagel individua quattro capacità fondamentali. La capacità di rispondere: sapere cosa fare di fronte a eventi regolari e irregolari, attivando risposte preparate o adattando il funzionamento. La capacità di monitorare: sapere cosa osservare, cioè gli indicatori che segnalano un cambiamento della situazione. La capacità di apprendere: trarre insegnamento sia dai fallimenti sia dai successi. La capacità di anticipare: prevedere sviluppi, minacce e opportunità future.
In un'azienda di trasporti e logistica la resilienza si manifesta nella capacità di gestire un picco improvviso di ordini senza che gli operatori siano costretti a saltare le pause o a sovraccaricare i mezzi. Servono il monitoraggio di indicatori come gli straordinari e la saturazione delle baie di carico, piani alternativi, l'analisi delle giornate critiche gestite bene e l'anticipazione dei periodi di stagionalità con il personale adeguato.