Modulo A · Blocco 2/7 (4–8 h) · Slide 30/50

Safety-I e Safety-II: due definizioni di sicurezza

Nel libro Safety-I and Safety-II, pubblicato nel 2014, Hollnagel propone di distinguere due modi di intendere la sicurezza. Nella visione tradizionale, chiamata Safety-I, la sicurezza è la condizione in cui il numero di eventi negativi è il più basso possibile. Si studiano quindi gli incidenti, si cercano le cause, si eliminano o si aggiungono barriere. Le persone sono viste soprattutto come una possibile fonte di errore da limitare con regole e automazione.

Nella visione Safety-II, la sicurezza è la capacità di far sì che il maggior numero possibile di cose vada bene in condizioni variabili. L'attenzione si sposta dalle rare situazioni in cui qualcosa fallisce alle numerosissime in cui il lavoro riesce. Le persone vengono considerate una risorsa necessaria per la flessibilità e la resilienza del sistema: è proprio la loro capacità di adattarsi che, nella maggioranza dei casi, impedisce agli incidenti di verificarsi.

Un concetto centrale è la variabilità delle prestazioni: le stesse regolazioni e scorciatoie che quasi sempre fanno funzionare il lavoro possono, in rare combinazioni, portare a un esito negativo. Ne deriva che gli eventi positivi e quelli negativi hanno la stessa origine, e che studiare solo i secondi significa guardare una parte minima dell'informazione disponibile. Hollnagel non propone di abbandonare Safety-I, che resta adatta a molti rischi ben definiti e lineari, ma di integrarla con Safety-II nei sistemi più complessi e dinamici.