La scala del danno descrive la gravità delle conseguenze più ragionevolmente prevedibili. Una formulazione diffusa prevede quattro livelli. Lieve, valore 1: infortunio o episodio di esposizione acuta con inabilità rapidamente reversibile, oppure esposizione cronica con effetti rapidamente reversibili. Medio, valore 2: infortunio con inabilità reversibile o esposizione con effetti reversibili. Grave, valore 3: infortunio con effetti di invalidità parziale o esposizione cronica con effetti irreversibili e parzialmente invalidanti. Gravissimo, valore 4: infortunio con effetti letali o di invalidità totale, oppure esposizione cronica con effetti letali o totalmente invalidanti.
La domanda corretta non è quale sia il danno peggiore immaginabile, che quasi sempre sarebbe la morte, ma quale sia il danno credibile tenendo conto dell'energia in gioco e delle modalità di esposizione. Una caduta in piano su pavimento bagnato porta tipicamente a contusioni o fratture; una caduta da un soppalco di tre metri senza parapetto ha come esito credibile lesioni gravi o mortali.
Nelle esposizioni croniche il ragionamento cambia: l'inalazione di fumi di saldatura contenenti cromo esavalente, agente cancerogeno, va collocata nel livello più alto indipendentemente dall'assenza di disturbi immediati. Distinguere bene gli effetti acuti da quelli a lungo termine evita di sottovalutare i rischi per la salute rispetto a quelli per la sicurezza, più visibili ma non sempre più gravi.