Modulo A · Blocco 5/7 (16–20 h) · Slide 29/50

Indice di frequenza: calcolo e lettura

Il numero assoluto di infortuni dice poco se non si rapporta all'esposizione. Un'azienda con cinquecento dipendenti e dieci infortuni l'anno può essere più sicura di una con trenta dipendenti e tre infortuni. Per confrontare realtà diverse o periodi diversi si usa l'indice di frequenza, definito dalla norma UNI 7249 sulle statistiche degli infortuni sul lavoro.

La formula rapporta il numero di infortuni alle ore lavorate e moltiplica per un milione: indice di frequenza uguale al numero di infortuni per un milione, diviso per le ore effettivamente lavorate. Il risultato esprime quanti infortuni si verificano ogni milione di ore lavorate. Un esempio: uno stabilimento con centoventi addetti, ciascuno con circa milleseicento ore lavorate nell'anno, totalizza centonovantaduemila ore; se gli infortuni sono quattro, l'indice di frequenza è quattro milioni diviso centonovantaduemila, cioè circa venti virgola otto.

Alcune accortezze sono indispensabili. Le ore da usare sono quelle effettivamente lavorate, non quelle contrattuali, quindi vanno escluse ferie, malattie e assenze, mentre vanno incluse le ore di straordinario. Bisogna stabilire con chiarezza quali eventi si contano, ad esempio solo quelli con almeno un giorno di assenza oltre quello dell'evento, ed escludere o trattare a parte gli infortuni in itinere, che non dipendono dall'organizzazione interna. Infine, l'indice va letto in serie storica: il valore di un singolo anno, soprattutto in aziende piccole, oscilla molto per effetto del caso.