Modulo A · Blocco 5/7 (16–20 h) · Slide 30/50

Indice di gravità e giornate perse

L'indice di frequenza misura quante volte ci si fa male, ma non quanto. Un reparto con molti piccoli tagli e un reparto con un solo infortunio grave possono avere indici di frequenza simili e un significato molto diverso. Per misurare la gravità la norma UNI 7249 propone l'indice di gravità, che rapporta le giornate perse alle ore lavorate moltiplicando per mille.

La formula è: indice di gravità uguale alle giornate perse per mille, diviso le ore lavorate. Il risultato esprime le giornate perse ogni mille ore lavorate. Riprendendo lo stabilimento con centonovantaduemila ore, se i quattro infortuni hanno comportato complessivamente novantasei giornate di assenza, l'indice di gravità è novantaseimila diviso centonovantaduemila, cioè zero virgola cinque. La norma prevede anche l'attribuzione di giornate convenzionali per i casi di inabilità permanente e di morte, in modo che gli eventi più gravi pesino in misura adeguata.

Un indicatore complementare è la durata media dell'assenza, ottenuta dividendo le giornate perse per il numero di infortuni: nell'esempio ventiquattro giorni per evento. Se la frequenza cala e la durata media cresce, l'azienda potrebbe aver ridotto i piccoli infortuni lasciando invariati quelli seri, oppure potrebbe esserci una minore propensione a denunciare gli eventi lievi. Leggere insieme frequenza, gravità e durata media è il modo corretto per evitare conclusioni affrettate. Va anche considerato che le giornate di un evento avvenuto a dicembre ricadono in parte nell'anno successivo: serve una regola di attribuzione costante.