Nelle aziende che appartengono a gruppi multinazionali o che lavorano per committenti esteri il RSPP incontra indicatori diversi da quelli della norma UNI 7249. Il più diffuso è il LTIFR, Lost Time Injury Frequency Rate, che conta gli infortuni con perdita di giornate lavorative e li rapporta di solito a un milione di ore lavorate, risultando quindi molto simile all'indice di frequenza italiano. Il TRIR, Total Recordable Incident Rate, di origine statunitense, include anche i casi registrabili senza assenza, come quelli con lavoro limitato o trattamento medico oltre il primo soccorso, e usa come base duecentomila ore, che corrispondono convenzionalmente a cento lavoratori a tempo pieno per un anno.
Il confronto tra numeri calcolati con basi diverse è una fonte frequente di errore. Un TRIR pari a due e un indice di frequenza pari a dieci non sono paragonabili senza riportarli alla stessa base e agli stessi criteri di inclusione. Prima di presentare un confronto alla direzione occorre sempre dichiarare la formula, la base oraria e quali eventi sono stati contati.
Un altro indicatore utile, soprattutto quando le ore lavorate non sono disponibili con precisione, è il tasso di incidenza: numero di infortuni ogni mille addetti. È meno preciso perché non tiene conto del part-time e degli straordinari, ma è quello usato in molte statistiche pubbliche. Per le ditte esterne che lavorano nello stabilimento è buona prassi chiedere i propri indicatori nella fase di qualifica e raccogliere quelli relativi alle ore svolte presso il sito.