La maggior parte delle aziende italiane ha pochi infortuni l'anno, e su numeri così piccoli le variazioni casuali sono enormi. Passare da due a quattro infortuni significa raddoppiare l'indice di frequenza, ma non dimostra necessariamente un peggioramento delle condizioni di lavoro. Il RSPP che presenta questi numeri senza cautela rischia di generare allarmi infondati o, al contrario, di festeggiare miglioramenti dovuti al caso.
Alcune tecniche aiutano. Aggregare più anni, ad esempio con medie mobili su tre anni, smussa le oscillazioni. Analizzare le distribuzioni invece dei totali è spesso più informativo: in quale reparto, su quale mansione, in quale fascia oraria, con quale agente materiale, su quale parte del corpo si concentrano gli eventi. Se sette infortuni su dieci negli ultimi tre anni riguardano le mani e coinvolgono attività di sbavatura, la priorità è chiara anche senza indici sofisticati.
Un diagramma di Pareto, con le categorie ordinate per numero di eventi e la curva cumulata, mostra rapidamente le poche cause che generano la maggior parte dei danni. Una semplice tabella incrociata tra reparto e tipo di lesione rivela concentrazioni inattese. È utile anche guardare l'anzianità di mansione dei lavoratori infortunati: una prevalenza di persone nei primi mesi di inserimento orienta verso l'addestramento e l'affiancamento. Infine, i dati sugli infortuni vanno sempre letti insieme a quelli sui near miss e sulle non conformità dei sopralluoghi, che sono molto più numerosi e permettono di vedere le tendenze prima che diventino danni.