L'articolo 33 assegna al servizio di prevenzione e protezione il compito di proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori. Il RSPP non decide e non finanzia, ma è l'autore naturale del piano formativo, che il datore di lavoro approva e rende operativo.
Un piano formativo annuale efficace parte da quattro fonti. La prima è il DVR, da cui derivano i contenuti obbligatori per mansione. La seconda è lo scadenzario, che indica aggiornamenti e rinnovi in scadenza. La terza sono gli eventi: assunzioni previste, cambi di organizzazione, nuove macchine o nuovi prodotti in arrivo. La quarta sono i segnali deboli: infortuni, quasi incidenti, non conformità rilevate negli audit, osservazioni dei preposti e del medico competente, esiti delle verifiche di efficacia.
Il documento dovrebbe indicare per ogni intervento destinatari, obiettivo, durata, modalità, docente o soggetto formatore, periodo e costo stimato. Le priorità vanno motivate: un aggiornamento scaduto per gli addetti alla gru a ponte viene prima di un corso facoltativo di guida sicura. Il piano va presentato nella riunione periodica e condiviso con il RLS, che ha diritto a essere consultato sull'organizzazione della formazione.
La progettazione di dettaglio di ciascun corso, con l'analisi dei fabbisogni, gli obiettivi didattici e le metodologie attive, è oggetto del Modulo C. Qui conta il livello di programmazione: senza un piano, la formazione diventa una rincorsa alle scadenze.