Modulo A · Blocco 7/7 (24–28 h) · Slide 46/50

Conflitti in azienda: riconoscerli e scegliere la strategia

Nella gestione della sicurezza i conflitti sono inevitabili, perché si confrontano interessi legittimi diversi: produttività, costi, comfort dei lavoratori, tutela della salute, responsabilità legali. Un conflitto non è necessariamente negativo; se gestito bene, fa emergere problemi nascosti e porta a soluzioni migliori.

Un modello molto usato è quello di Thomas e Kilmann, che descrive cinque strategie sulla base di due dimensioni: quanto si cerca di soddisfare i propri interessi e quanto quelli dell'altro. La competizione punta a vincere, utile solo quando occorre una decisione rapida su un rischio grave. L'adattamento cede all'altro, ragionevole quando la questione è secondaria per sé e importante per l'interlocutore. L'evitamento rinvia o ignora il problema, accettabile solo se il tema è marginale o se serve tempo per raffreddare gli animi. Il compromesso divide la differenza, con soddisfazione parziale di entrambi. La collaborazione cerca una soluzione che soddisfi pienamente gli interessi di tutti, richiede più tempo ma produce gli accordi più stabili.

Un esempio: gli addetti alla rettifica rifiutano le cuffie perché non sentono i colleghi. Imporle con sanzioni è competizione; lasciar perdere è evitamento. La collaborazione porta a provare otoprotettori con attenuazione adeguata ma non eccessiva, valutare la cabinatura della macchina e definire segnali visivi. In un'emergenza, invece, il preposto che ferma una lavorazione pericolosa non apre una trattativa: la scelta della strategia dipende dalla gravità e dall'urgenza.