Il sopralluogo programmato ha tre scopi distinti, e conviene dichiararli ogni volta perché cambiano il modo di osservare. Il primo è la verifica di coerenza tra documento e realtà: il DVR, ai sensi dell'art. 28, descrive rischi e misure per ogni area e mansione, e l'art. 29, comma 3, ne impone la rielaborazione in occasione di modifiche significative del processo. Solo chi va in reparto si accorge che una linea è stata spostata o che è comparsa una nuova postazione.
Il secondo scopo è il controllo del mantenimento delle misure già adottate: un riparo rimosso per manutenzione e non rimontato, una corsia pedonale ingombra, un cartello di portata coperto da un imballo. Sono misure che esistevano e che si degradano senza che nessuno lo decida. Il terzo scopo è la scoperta di pericoli nuovi o non considerati, spesso legati a lavorazioni occasionali, cambi di fornitore o personale appena inserito.
Quando il sopralluogo non ha uno scopo dichiarato tende a scivolare verso la caccia all'errore più visibile: l'operatore senza occhiali, l'estintore spostato. Sono rilievi legittimi, ma da soli raccontano poco. Un ASPP esperto annota sul foglio di intestazione quale dei tre obiettivi prevale in quella visita e su quali rischi del DVR intende concentrarsi, ad esempio il rischio di schiacciamento sulle presse piegatrici o la viabilità nel piazzale. Dichiarare l'obiettivo rende anche più facile confrontare due giri successivi nella stessa area.