Le check list tendono a far guardare le cose: la macchina, il cartello, l'estintore. Ma gran parte del rischio nasce dallo scarto tra il lavoro prescritto, cioè come l'operazione è descritta in procedura, e il lavoro reale, cioè come viene effettivamente svolta con i tempi, gli attrezzi e i vincoli del giorno. Quello scarto non è necessariamente una violazione: spesso è un adattamento intelligente a un problema che la procedura non aveva previsto. Capirlo è il primo passo per decidere se correggere il comportamento o la procedura.
Durante il sopralluogo l'ASPP osserva quindi anche i gesti. Un operatore che regola un'attrezzatura con la mano dentro lo stampo perché la regolazione a distanza non funziona sta segnalando un guasto, non solo commettendo un errore. Un magazziniere che preleva colli dal secondo livello salendo sui bancali indica che manca una scala adatta o che il prelievo è organizzato male. Un addetto che lavora senza guanti perché quelli forniti impediscono di afferrare viti piccole segnala un DPI scelto male.
Annotare questi scostamenti come semplici comportamenti scorretti porta a una risposta disciplinare che non risolve la causa. Registrarli invece come segnali di una condizione organizzativa o tecnica da correggere apre la strada a una misura duratura. Nella pratica conviene scrivere sempre due righe: che cosa si è visto fare e perché, secondo l'operatore, lo si fa così. La seconda riga è spesso quella che contiene la soluzione, ed è anche quella che i preposti trovano più utile.