Non tutti i rilievi possono essere risolti subito, e il registro deve dire con chiarezza che cosa viene prima. Uno schema semplice, già familiare a chi ha frequentato i moduli di base, combina la gravità del danno possibile con la probabilità o la frequenza di esposizione, ma in campo serve una traduzione immediata in classi di priorità con tempi di chiusura target. Ad esempio: priorità uno, azione immediata, con messa in sicurezza nello stesso turno; priorità due, entro una settimana; priorità tre, entro un mese; priorità quattro, da programmare nel piano annuale di miglioramento.
La priorità uno merita una regola a parte. Se la soluzione definitiva richiede tempo, come la sostituzione di un parapetto o la riprogettazione di un riparo, il rilievo non si chiude finché non è stata adottata almeno una misura provvisoria efficace, ad esempio la delimitazione dell'area o il fermo della macchina, e la misura provvisoria va registrata con data e responsabile. Il rilievo resta aperto fino alla soluzione stabile.
I tempi target non sono un dogma ma un riferimento condiviso, che va concordato con RSPP e direzione e scritto in una procedura. La loro utilità è duplice: aiutano i preposti e la manutenzione a organizzare il lavoro, e permettono di misurare in modo oggettivo il rispetto degli impegni. Un errore da evitare è classificare tutto come urgente: quando ogni rilievo ha priorità uno, nessuno ha davvero priorità, e i responsabili smettono di prendere sul serio le classi.