La seconda dimensione tenta di rispondere alla domanda perché. Per una classificazione rapida, da fare su tutte le segnalazioni, basta individuare il fattore prevalente in quattro o cinque famiglie. Fattori tecnici: attrezzatura guasta o inadeguata, protezione assente o difettosa, layout dei luoghi che crea il pericolo. Fattori organizzativi: procedura assente, non chiara o non applicabile, carichi di lavoro e tempi, coordinamento tra squadre o con ditte esterne, manutenzione non programmata. Fattori legati alla persona: conoscenze insufficienti, abitudini consolidate, scorciatoie, stanchezza. Fattori ambientali: illuminazione, pavimentazione bagnata, condizioni meteo, rumore che impedisce la comunicazione.
L'analisi approfondita delle cause radice, con metodi strutturati, è materia di altri moduli e si riserva agli eventi ad alto potenziale. Nella classificazione di routine si chiede solo di non fermarsi alla spiegazione più comoda. Se un fattore è etichettato come comportamentale, chiedetevi se dietro c'è un fattore organizzativo: l'operatore ha usato la scala sbagliata, ma quella giusta era chiusa in un altro magazzino.
Un'accortezza statistica: consentire di indicare un fattore prevalente e, facoltativamente, uno secondario. Se si permette di barrare tutti i fattori, ogni evento finisce per averne tre o quattro e le statistiche perdono capacità di distinguere. Se dopo un anno oltre metà degli eventi risulta attribuita al comportamento, il dato va letto con sospetto: indica di solito un'analisi troppo superficiale più che una popolazione di lavoratori indisciplinati.