I tempi sono il dato più oggettivo che una prova può produrre. Il primo è il tempo di rilevazione e allarme: dal momento in cui l'incendio simulato viene scoperto a quando parte il segnale di evacuazione. Il secondo è il tempo di reazione: quanto passa tra l'allarme e il momento in cui le persone iniziano davvero a muoversi. Questo intervallo, spesso sottovalutato, è dominato da comportamenti umani come finire la telefonata, salvare il file, cercare la borsa o aspettare che si muova il collega.
Il terzo è il tempo di movimento, dall'inizio dell'esodo all'uscita dell'ultima persona dall'edificio. Il quarto è il tempo per completare l'appello e comunicare al coordinatore che tutti sono presenti o che mancano determinate persone. La somma dei primi tre costituisce il tempo di evacuazione complessivo, che l'ASPP confronta con l'obiettivo fissato e con i risultati degli anni precedenti.
Non esiste un tempo valido per tutti: un capannone a un piano con uscite ogni trenta metri e un edificio uffici su quattro piani hanno dinamiche diverse. Ha senso invece seguire il trend: se negli ultimi tre anni il tempo di reazione è passato da quattro minuti a uno e mezzo, il lavoro di informazione ha funzionato. Se il tempo di movimento è peggiorato, va cercata la causa, che spesso è fisica: un nuovo scaffale che restringe un corridoio, una porta sostituita con una che si apre nel verso sbagliato, un'uscita chiusa a chiave per motivi di sicurezza antintrusione.