Chi ha condotto molte prove ritrova sempre gli stessi errori, e saperli riconoscere aiuta a guardare nei punti giusti. Tra i più frequenti ci sono l'uso dell'ascensore nonostante il divieto, il rientro per recuperare effetti personali, la tendenza a uscire dalla porta da cui si è entrati la mattina invece che dall'uscita più vicina, l'attesa passiva che qualcuno confermi che si tratta davvero di un'emergenza. Questi comportamenti sono profondamente umani e si correggono con l'informazione e con la ripetizione, non con il rimprovero.
Altri errori riguardano gli addetti: arrivano sul punto di origine senza estintore, non sanno quale interruttore sganciare, si dimenticano di verificare i servizi igienici prima di uscire, si concentrano sullo spegnimento e non comunicano con il coordinatore. Altri ancora sono di natura tecnica: maniglione antipanico duro, uscita di emergenza bloccata da una catena installata per evitare furti, punto di raccolta occupato da auto parcheggiate, illuminazione di sicurezza guasta nel vano scala.
Infine ci sono gli errori organizzativi: coordinatore assente e sostituto non informato del proprio ruolo, liste per l'appello non aggiornate, lavoratori di imprese esterne non avvisati, nessuno incaricato di accogliere i soccorsi all'ingresso. Nel verbale conviene classificare ogni criticità in una di queste tre famiglie, comportamentale, tecnica e organizzativa, perché ciascuna richiede un tipo di intervento diverso e un diverso responsabile della soluzione.