Il contenuto minimo della cassetta definito dal DM 388 del 2003 è pensato per un rischio generico. Il decreto prevede però che la dotazione sia integrata sulla base dei rischi presenti nei luoghi di lavoro e su indicazione del medico competente, ove previsto. È qui che il lavoro dell'ASPP si collega alla valutazione dei rischi: l'elenco delle integrazioni va costruito reparto per reparto con il RSPP e validato dal medico.
Nei reparti in cui si manipolano sostanze corrosive o irritanti, come i bagni galvanici o le linee di sgrassaggio, sono necessari lavaocchi di emergenza e, dove le quantità lo richiedono, docce di emergenza, da sottoporre a verifiche periodiche di funzionamento e di pulizia dell'acqua. Nelle cucine aziendali servono medicazioni per ustioni. Dove si lavora con acido fluoridrico sono previsti presidi specifici indicati dal medico. Nei luoghi con rischio di ferite da taglio importanti si valutano bende emostatiche adatte.
Il defibrillatore semiautomatico esterno non è obbligatorio per la generalità delle aziende, ma molte lo adottano volontariamente, soprattutto nei siti grandi o lontani dai mezzi di soccorso. Se presente, entra nella gestione dei presidi: va segnalato, collocato in un punto accessibile a tutti i turni, sottoposto a controlli periodici della spia di stato, della scadenza delle piastre e della batteria, e affiancato da un numero adeguato di persone formate al suo uso. Un defibrillatore chiuso in un ufficio inaccessibile di notte, con le piastre scadute, non salva nessuno.