Nella maggior parte delle aziende i lavoratori ricevono le informazioni di sicurezza quotidiane non dall'ufficio HSE ma dal proprio preposto o capoturno. Dopo la Legge 215 del 2021 il preposto ha visto rafforzati i propri compiti di vigilanza e di intervento, ma la sua efficacia dipende molto dalla capacità di comunicare: un preposto competente tecnicamente ma incapace di parlare al gruppo ottiene poco.
L'ASPP non deve sostituirsi al preposto, che ha autorità gerarchica e conosce meglio le persone, ma metterlo in condizione di comunicare bene. Concretamente: fornirgli schede già pronte per i toolbox e una traccia per i briefing, affiancarlo nei primi incontri e poi lasciargli la conduzione, fare un breve ritorno dopo averlo osservato, dargli risposte rapide e precise quando i lavoratori gli pongono domande tecniche a cui non sa rispondere, coinvolgerlo nella scelta dei temi.
Un punto delicato è il linguaggio del preposto. Chi è cresciuto in reparto tende a usare il gergo, a comunicare per ordini secchi o, al contrario, a minimizzare con battute. L'ASPP può aiutarlo a trovare un registro intermedio: diretto ma rispettoso, concreto, capace di spiegare il perché di una regola. Vale la pena ricordare che un preposto che rispetta per primo le regole comunica più di cento cartelli: se lui attraversa la zona carrelli senza gilet ad alta visibilità, quel comportamento diventa la norma del reparto. Il preposto, infine, è anche il primo a ricevere le domande imbarazzanti.