Verificare la comprensione della lingua non richiede una certificazione linguistica, ma un accertamento serio e documentato. Il riferimento utile è il Quadro comune europeo, che descrive i livelli da A1 a C2: in termini semplici, un lavoratore di livello A1 capisce parole ed espressioni molto semplici, uno di livello A2 comprende frasi d'uso frequente e comunicazioni su attività di routine, dal livello B1 si seguono discorsi chiari su argomenti familiari di lavoro. Per seguire con profitto un corso di formazione in aula serve indicativamente almeno un livello intermedio.
In azienda si può usare un colloquio strutturato di dieci minuti, condotto dall'ASPP o dal responsabile del personale con una griglia scritta. Si chiede al lavoratore di presentarsi e descrivere il lavoro che faceva prima, di leggere ad alta voce un cartello di sicurezza e spiegarne il significato, di seguire due o tre istruzioni orali semplici, come «prendi il casco blu e mettilo sul tavolo vicino alla porta», di rispondere a una domanda su una situazione di emergenza. L'esito si annota con un giudizio sintetico e la data.
L'errore più diffuso è fidarsi del «sì, capito». Per cortesia, timore di perdere il lavoro o abitudine culturale, molte persone rispondono affermativamente anche quando non hanno compreso. Altro errore è confondere la fluidità nel parlato quotidiano con la capacità di capire termini tecnici: un operaio che chiacchiera bene in mensa può non sapere cosa significhi sezionare o imbracatura.