Aggiornamento ASPP · Blocco 5/5 (16–20 h) · Slide 33/50

Differenze culturali: autorità, errore e capacità di dire no

La lingua non è l'unica barriera. Persone cresciute in contesti lavorativi e culturali diversi possono avere un rapporto diverso con la gerarchia, con l'ammissione dell'errore, con il rischio stesso. In alcune culture lavorative contraddire un superiore o dire di non aver capito è percepito come una mancanza di rispetto; in altre, il rischio fisico fa parte del lavoro ed è segno di coraggio affrontarlo senza protezioni; in altre ancora, segnalare un collega equivale a tradirlo.

Queste differenze non vanno trasformate in stereotipi: ogni persona è diversa e le generalizzazioni per nazionalità sono spesso sbagliate e offensive. Servono però a interpretare alcuni comportamenti. Un lavoratore che non pone mai domande non è necessariamente uno che ha capito tutto. Uno che non usa il diritto di fermarsi davanti a un pericolo potrebbe temere di perdere il posto, soprattutto se ha un contratto precario o un permesso di soggiorno legato al lavoro.

Le contromisure pratiche sono tre. Rendere esplicito, più volte e con l'esempio, che fare domande e fermarsi è richiesto e apprezzato, e non tollerato a malincuore. Creare occasioni di dialogo in piccolo gruppo o a tu per tu, dove è più facile esprimere dubbi. Valorizzare pubblicamente chi segnala un problema o si ferma, facendo vedere che non ci sono conseguenze negative. Il preposto è la figura chiave: il suo atteggiamento nei primi giorni determina quanto il lavoratore straniero si sentirà libero di parlare.