La tecnica nota come teach-back, nata in ambito sanitario per verificare che i pazienti abbiano compreso le istruzioni del medico, si adatta molto bene alla comunicazione di sicurezza. Il principio è semplice: invece di chiedere se il messaggio è chiaro, si chiede alla persona di spiegarlo o mostrarlo con parole e gesti suoi. Se non ci riesce, il problema è di chi ha spiegato, non di chi ascolta, e si riformula in modo diverso.
Le domande vanno formulate in modo non giudicante: «voglio essere sicuro di essermi spiegato bene, mi fai vedere come aggancerai il moschettone?», oppure «se domani suona l'allarme mentre sei al reparto verniciatura, dove vai? fammi vedere la strada». Con i lavoratori che parlano poco l'italiano la dimostrazione pratica è più affidabile della risposta verbale, perché separa la comprensione del contenuto dalla capacità di esprimersi.
Il metodo si applica a tutti i momenti di comunicazione visti finora: alla chiusura del toolbox, alla fine dell'affiancamento, dopo la consegna di un DPI di terza categoria, dopo un briefing in cui è stata introdotta una novità. Richiede pochi secondi in più e fornisce un riscontro immediato. L'ASPP può insegnarlo ai preposti con un esercizio a coppie: uno spiega una regola, l'altro la ripete, e il gruppo osserva quanti dettagli si perdono nel passaggio. L'esperienza di solito convince più di qualsiasi spiegazione teorica. Alla fine si può far ripetere il messaggio a un collega diverso.