Aggiornamento RSPP · Blocco 10/10 (36–40 h) · Slide 18/50

La norma antinfortunistica protegge anche dall'imprudenza

Un principio che la Cassazione ripete da decenni, e che resta valido nonostante l'evoluzione sull'autoresponsabilità, è che le norme di prevenzione mirano a tutelare il lavoratore anche dagli incidenti derivanti da sua negligenza, imprudenza o imperizia. La ragione è semplice: gli errori umani sono prevedibili, e un sistema di sicurezza ben progettato deve tenerne conto.

Questa idea si collega direttamente alla gerarchia delle misure. Un riparo fisso o un interblocco che impedisce l'accesso alla zona pericolosa proteggono anche l'operatore distratto o stanco; un cartello che vieta di avvicinarsi no. Quando l'infortunio deriva da un errore banale e prevedibile, come appoggiare la mano sul pezzo per sistemarlo durante il ciclo, il giudice si chiede perché la macchina permettesse di farlo. La distrazione del lavoratore, in questi casi, non interrompe il nesso causale ma ne è una componente attesa.

Da questo principio discende un criterio utile per la valutazione dei rischi: considerare non solo l'uso corretto, ma anche gli usi scorretti ragionevolmente prevedibili, gli errori di distrazione, la fretta di fine turno, le scorciatoie che i lavoratori adottano quando una procedura è percepita come lenta o scomoda. La stessa logica dell'uso scorretto prevedibile si ritrova nella normativa sulle macchine. Un DVR che ignora completamente questa dimensione sarà difficilmente difendibile davanti a un infortunio causato da un comportamento imprudente ma tutt'altro che imprevedibile.