I corsi per le attrezzature soggette ad abilitazione seguono una struttura modulare: un modulo giuridico-normativo comune, un modulo tecnico sulla specifica attrezzatura, che tratta componenti, dispositivi di sicurezza, stabilità, controlli pre-uso e manutenzione ordinaria, e un modulo pratico svolto sulla macchina, in un'area idonea e attrezzata. Al termine di ciascun modulo teorico è prevista una verifica, e la prova pratica finale sulla macchina è condizione per ottenere l'abilitazione.
Le parti teoriche possono essere svolte anche in videoconferenza sincrona, mentre l'e-learning non è ammesso e la parte pratica richiede sempre la presenza fisica. Il rapporto tra istruttore pratico e allievi non può superare uno a sei. L'aggiornamento è di almeno 4 ore ogni cinque anni, prevalentemente pratico, con prova pratica e colloquio finale. Non si tratta di ripetere il corso di base, ma di verificare che l'operatore mantenga la padronanza della macchina e conosca eventuali novità tecniche.
Un errore organizzativo diffuso è far svolgere la prova pratica su attrezzature diverse da quelle effettivamente utilizzate. Un carrellista che ha fatto la prova su un carrello frontale elettrico da due tonnellate e poi lavora su un carrello diesel da sette tonnellate in piazzale esterno avrà un attestato valido ma un addestramento incompleto, e il datore di lavoro dovrà integrarlo ai sensi dell'articolo 73 sull'attrezzatura reale. Lo stesso vale per i telescopici con accessori diversi.