Gli studi di laboratorio e sul campo condotti negli ultimi anni, anche con il contributo della ricerca INAIL, mostrano un quadro articolato. Per gli esoscheletri passivi per la spalla si osserva in genere una riduzione dell'attività elettromiografica dei muscoli deltoide e trapezio durante il lavoro con le braccia sollevate, insieme a una minore percezione di fatica. Per i dispositivi lombari i risultati sono più variabili e dipendono molto dal tipo di movimento: aiutano nelle flessioni mantenute, meno nei sollevamenti dinamici con torsione.
Accanto ai benefici emergono effetti indesiderati. Il carico non scompare, viene trasferito ad altre strutture: le spalline e la cintura premono su torace, bacino e cosce, con possibile disagio e punti di compressione. Possono esserci limitazioni nei movimenti non previsti dal dispositivo, alterazioni dell'equilibrio, aumento del calore corporeo per la superficie coperta, interferenza con imbracature anticaduta o altri DPI. Mancano ancora dati solidi sugli effetti a lungo termine di un uso quotidiano protratto per anni.
Una conseguenza metodologica importante riguarda la valutazione. I metodi standardizzati come quelli della serie ISO 11228 o il metodo OCRA non sono stati costruiti per considerare un supporto esterno. Applicare un coefficiente di riduzione arbitrario all'indice di rischio perché l'operatore indossa un esoscheletro non ha fondamento tecnico. Il beneficio va documentato con misure specifiche e il rischio residuo valutato considerando anche le giornate o le fasi in cui il dispositivo non viene indossato.