Le fotografie d'indagine seguono una logica a imbuto: prima viste d'insieme che collocano l'area nel contesto dello stabilimento, poi viste intermedie che mostrano le relazioni tra gli elementi, infine dettagli ravvicinati di componenti, comandi, etichette, targhe di macchina. Ogni dettaglio dovrebbe essere ripreso due volte, con e senza un riferimento metrico accanto, così da avere sia la misura sia l'immagine non coperta dal righello.
È utile fotografare anche ciò che sembra irrilevante: la segnaletica presente e quella assente, lo stato del pavimento, l'illuminazione reale, gli oggetti appoggiati sulle vie di passaggio, i cartelli di istruzione affissi sulla macchina. Spesso il significato di un dettaglio emerge solo settimane dopo, durante la costruzione dell'albero delle cause. Fotografare dal punto di vista dell'operatore, all'altezza dei suoi occhi, aiuta a capire che cosa poteva vedere e che cosa invece era nascosto.
Sul piano organizzativo vanno curati alcuni aspetti spesso trascurati. Le immagini devono conservare data e ora originali, quindi vanno scaricate senza modifiche e archiviate in una cartella protetta; un registro fotografico indica numero, soggetto e direzione della ripresa. Lo smartphone personale è comodo ma va evitato come archivio definitivo. Infine, nel rispetto della dignità della persona, non si fotografano le lesioni dell'infortunato: le informazioni sanitarie arrivano dai referti, non dalle immagini scattate in reparto.