Consideriamo un evento in un centro logistico: un addetto al picking, a piedi, viene urtato alla gamba da un carrello frontale che esce in retromarcia da una corsia, con frattura del perone. Primo perché: il carrellista non ha visto il pedone. Perché? Il pedone si trovava nell'angolo cieco posteriore e la visuale era coperta dal carico sollevato. Perché il pedone era lì? Il percorso pedonale verso la zona di picking era stato chiuso da pallet in attesa di stoccaggio e gli addetti transitavano nella corsia dei mezzi.
Perché i pallet ingombravano il percorso? Nelle settimane di picco l'area di ricevimento non basta e la merce in eccesso viene appoggiata dove c'è spazio. Perché non esisteva una gestione del sovraccarico? La pianificazione della capacità del magazzino considerava i volumi medi e non prevedeva aree di appoggio temporanee né una verifica dei percorsi pedonali quando il flusso aumenta. Siamo arrivati a una causa organizzativa su cui la direzione può intervenire.
Notiamo che lo stesso evento avrebbe potuto concludersi al primo passaggio con l'esortazione al carrellista a prestare più attenzione in retromarcia. Le misure invece emergono a diversi livelli: segnalatori luminosi proiettati a terra e sensori di prossimità sul carrello, ripristino e protezione fisica del percorso pedonale, procedura di gestione dei picchi con aree di appoggio predefinite, controllo dei percorsi inserito nel giro del preposto a inizio turno nei periodi di maggiore attività.