Aggiornamento RSPP · Blocco 4/10 (12–16 h) · Slide 23/50

Limiti dei cinque perché e la variante a più rami

Il metodo lineare ha limiti noti. Tende a seguire un'unica catena causale, mentre gli infortuni hanno quasi sempre più fattori concomitanti. Il risultato dipende fortemente da chi lo applica: due gruppi diversi, partendo dallo stesso evento, possono arrivare a cause radice differenti, entrambe plausibili. Inoltre il metodo non obbliga a verificare la sufficienza delle cause trovate, cioè se da sole bastino a spiegare l'evento, né offre una struttura per non dimenticare intere categorie di fattori.

Una variante più robusta è quella ramificata. A ogni perché si chiede se esistono più risposte vere contemporaneamente e, in caso affermativo, si apre un ramo per ciascuna. Nell'esempio del magazzino, al primo perché si aggiungerebbe un ramo sul carrello privo di dispositivi di avviso e uno sulla velocità in retromarcia, ciascuno sviluppato fino alla propria causa organizzativa. Il risultato somiglia a un albero e prepara il passaggio verso metodi più formali.

Il campo di impiego più adatto ai cinque perché sono quindi gli eventi di livello intermedio, i near miss con meccanismo semplice e le analisi rapide fatte dal preposto con il supporto dell'ASPP. Per gli eventi gravi o complessi rappresentano un buon esercizio iniziale, utile a orientare la raccolta di ulteriori evidenze, ma andrebbero integrati con un metodo che garantisca completezza, come Ishikawa per esplorare le categorie o l'albero delle cause per verificare la logica. Anche in questi casi la catena va documentata, perché diventa la base di confronto per eventi successivi nello stesso reparto.