Per molti anni il microclima esterno è stato trattato come una variabile stagionale da gestire con il buon senso: acqua, cappellino, qualche pausa in più. Le estati recenti hanno cambiato la prospettiva. Ondate di calore più lunghe e frequenti, notti tropicali che impediscono il recupero, temporali violenti, raffiche di vento improvvise e allagamenti lampo incidono direttamente sull'organizzazione del lavoro e sulla probabilità di infortunio. Per un RSPP già formato la domanda non è più se considerare il clima, ma come trasformarlo in un rischio valutato, misurato e governato con procedure.
In queste quattro ore il filo conduttore è operativo. Si parte dal quadro di riferimento e dagli strumenti istituzionali di previsione, si passa alla valutazione dello stress termico con indici e misure, si costruiscono protocolli caldo e piani di acclimatazione, poi si affrontano gli eventi meteo estremi, la qualità dell'aria per chi lavora all'aperto e infine il radon, rischio non climatico ma emergente per obblighi e consapevolezza dopo il D.Lgs. 101/2020.
Il taglio è quello dell'aggiornamento: le nozioni di base sul Titolo VIII e sul microclima moderato si danno per acquisite. Ci si concentra su cosa è cambiato nelle indicazioni degli enti, su come leggere i dati previsionali, su quali scelte organizzative reggono a un controllo dell'organo di vigilanza e su quali errori ricorrono nei documenti di valutazione che si limitano a citare il caldo senza tradurlo in azioni datate e verificabili.