Aggiornamento RSPP · Blocco 5/10 (16–20 h) · Slide 7/50

Stress termico e strain fisiologico: la distinzione che serve

Le norme tecniche separano due concetti che nei documenti aziendali vengono spesso confusi. Lo stress termico è il carico imposto dall'ambiente e dall'attività: temperatura dell'aria, umidità, radiazione, velocità dell'aria, calore metabolico prodotto dal lavoro e isolamento del vestiario. Lo strain termico è la risposta dell'organismo: aumento della temperatura interna, della frequenza cardiaca, della sudorazione, perdita di liquidi ed elettroliti. Due lavoratori nello stesso ambiente possono avere strain molto diversi.

Il corpo disperde calore principalmente attraverso l'evaporazione del sudore quando la temperatura dell'aria si avvicina o supera quella cutanea. In questo regime l'umidità diventa il fattore decisivo: con aria satura il sudore cola senza evaporare e la dissipazione crolla. Il calore radiante del sole o di superfici roventi aggiunge un apporto che il termometro dell'aria non registra. Per questo un pomeriggio a 32 gradi con umidità elevata e sole pieno può essere più pericoloso di uno a 36 gradi in aria secca e all'ombra.

Per il RSPP la conseguenza pratica è duplice. Gli indici ambientali, come il WBGT, servono a valutare lo stress e a decidere le misure collettive. La sorveglianza dello strain, attraverso l'osservazione dei sintomi, il sistema di coppia tra colleghi e nei casi più critici il monitoraggio fisiologico, serve a intercettare chi sta superando il proprio limite individuale. Un protocollo che lavora su un solo livello lascia scoperta una parte del rischio.