L'acclimatazione è l'insieme di adattamenti fisiologici che rendono l'organismo più tollerante al caldo: aumento del volume plasmatico, sudorazione più precoce e abbondante con minore perdita di sali, frequenza cardiaca e temperatura interna più basse a parità di sforzo. Si sviluppa in gran parte nell'arco di una o due settimane di esposizione progressiva e si perde in tempi relativamente rapidi, già dopo circa una settimana di assenza dal caldo.
Il NIOSH statunitense propone uno schema pratico ampiamente ripreso. Per i lavoratori nuovi all'esposizione, il primo giorno la durata del lavoro in condizioni calde non dovrebbe superare il 20 per cento del tempo normale, con incrementi di non oltre il 20 per cento al giorno nei giorni successivi. Per i lavoratori con esperienza precedente lo schema è più rapido: 50 per cento il primo giorno, 60 il secondo, 80 il terzo e pieno regime dal quarto. Il resto del turno va impiegato in attività al fresco o meno faticose.
Tradurre lo schema in azienda richiede una pianificazione che coinvolga capi cantiere e ufficio del personale. Non si tratta di ridurre l'orario ma di distribuire diversamente le attività. Il primo caldo della stagione, spesso in maggio o giugno, coglie tutti non acclimatati, ed è in quei giorni che si verificano molti malori: la procedura dovrebbe quindi attivarsi anche con temperature che a luglio sembrerebbero gestibili. Worklimate distingue proprio per questo tra profili acclimatati e non acclimatati, e conviene usare il profilo più prudente nelle prime settimane calde.