Uno dei limiti della prevenzione delle patologie da calore è che chi ne è colpito spesso non si rende conto del proprio stato: confusione e giudizio alterato sono proprio tra i primi segni del colpo di calore. Per questo le procedure più efficaci prevedono un sistema di sorveglianza reciproca, detto anche sistema buddy, in cui i lavoratori sono organizzati in coppie che si osservano a vicenda e hanno il compito esplicito di segnalare sintomi o comportamenti anomali.
Il sistema funziona se è formalizzato e addestrato. Ogni coppia deve sapere quali segni osservare, come l'alterazione del colorito, l'andatura incerta, l'irritabilità, la confusione o il cessare improvviso della sudorazione, e cosa fare: interrompere il lavoro, portare il collega all'ombra, chiamare il preposto e, se necessario, il 112. Il preposto a sua volta effettua giri di controllo più frequenti nelle ore critiche.
Il lavoro isolato in giornate calde è una condizione ad alto rischio che richiede misure specifiche: contatti programmati a intervalli brevi con un referente, dispositivi uomo a terra o applicazioni di localizzazione, autonomia di acqua e possibilità di ripararsi. Pensiamo a un manutentore che da solo controlla una linea di pompaggio in campagna, a un addetto che falcia le scarpate stradali, a un tecnico che ispeziona impianti fotovoltaici su grandi coperture. In questi casi la soluzione più sicura nelle giornate a rischio alto è evitare l'attività isolata o rinviarla, piuttosto che affidarsi solo alla tecnologia.