Aggiornamento RSPP · Blocco 5/10 (16–20 h) · Slide 43/50

Qualità dell'aria esterna: ozono e particolato per chi lavora fuori

L'inquinamento atmosferico è un rischio per la salute della popolazione, ma per chi lavora all'aperto l'esposizione è più prolungata e la ventilazione polmonare, aumentata dallo sforzo, porta più inquinante nei polmoni. L'ozono troposferico si forma per reazioni fotochimiche in presenza di sole intenso e alte temperature, e raggiunge i picchi proprio nei pomeriggi estivi in cui si lavora di più all'aperto. Provoca irritazione delle vie respiratorie, riduzione della funzionalità polmonare e peggioramento dell'asma.

Il D.Lgs. 155/2010 fissa per l'ozono una soglia di informazione di 180 microgrammi per metro cubo come media oraria e una soglia di allarme di 240. Per il particolato PM10 il valore limite giornaliero è di 50 microgrammi per metro cubo, da non superare più di 35 volte l'anno, mentre il limite annuale è di 40. Le Agenzie regionali per la protezione ambientale pubblicano dati e previsioni, e in caso di superamento delle soglie per l'ozono vengono diffusi avvisi alla popolazione.

Le soglie ambientali non sono limiti di esposizione professionale e non vanno confuse con i VLEP, ma rappresentano un segnale utile per le attività all'aperto. Nei giorni di superamento della soglia di informazione per l'ozono è ragionevole evitare gli sforzi fisici più intensi nelle ore pomeridiane, il che coincide in larga parte con le misure per il caldo. Vanno considerati in particolare i lavoratori con asma o patologie respiratorie, con il coinvolgimento del medico competente, e chi opera in prossimità di traffico intenso come movieri e manutentori stradali.