Le estati siccitose aumentano gli incendi di vegetazione, e il fumo può raggiungere aree anche lontane dal fronte. Contiene particolato fine e ultrafine, monossido di carbonio, aldeidi e altri composti irritanti. Per i lavoratori all'aperto nelle aree interessate, oltre che per chi è impegnato nelle operazioni di spegnimento e bonifica con mezzi e DPI specifici, l'esposizione al fumo va gestita riducendo le attività faticose, spostando il lavoro al chiuso dove possibile e, nei casi di esposizione rilevante, fornendo facciali filtranti di classe adeguata con l'addestramento previsto.
Il clima più caldo allunga anche la stagione pollinica e favorisce la diffusione di specie molto allergeniche, come l'ambrosia nelle aree del nord. Per chi lavora nella manutenzione del verde, in agricoltura o nei cantieri su terreni incolti l'esposizione può essere intensa. La valutazione dovrebbe considerare questo aspetto per i lavoratori allergici, in accordo con il medico competente, prevedendo DPI respiratori e oculari e una programmazione dello sfalcio che limiti l'esposizione.
Sul fronte normativo, la Direttiva UE 2024/2881 sulla qualità dell'aria ambiente rivede i valori limite allineandoli maggiormente alle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità, con obiettivi più stringenti da raggiungere entro il 2030, tra cui un valore limite annuale di 10 microgrammi per metro cubo per il PM2,5 e di 20 per il PM10. La direttiva va recepita negli ordinamenti nazionali; per il RSPP è un segnale dell'evoluzione delle conoscenze sugli effetti sanitari.