La misura del radon nei luoghi di lavoro ha regole precise che è facile sbagliare. Il D.Lgs. 101/2020 prevede che la misurazione sia effettuata entro 24 mesi dall'inizio dell'attività o, per i locali al piano terra, dall'individuazione delle aree prioritarie da parte della Regione. La misura deve restituire una concentrazione media annua, quindi si usano dosimetri passivi, tipicamente a tracce nucleari, esposti per un anno intero, spesso in due semestri consecutivi per cogliere la variabilità stagionale: in inverno, con finestre chiuse e riscaldamento, le concentrazioni sono di norma più alte.
La misura deve essere effettuata da servizi di dosimetria riconosciuti, secondo le modalità previste dal decreto. Le misure brevi con strumenti attivi, utili come indagine preliminare o per verificare l'efficacia di un intervento, non sostituiscono la misura annuale ai fini dell'obbligo. Il numero e la posizione dei dosimetri dipendono dal numero di locali, dalla loro superficie e dalla presenza di piani diversi: ogni locale soggetto va rappresentato.
Se la concentrazione media annua risulta inferiore al livello di riferimento, il datore di lavoro conserva la documentazione e ripete la misura con periodicità di otto anni, oltre che in caso di lavori strutturali che modifichino l'attacco a terra o la ventilazione. Gli errori ricorrenti sono dosimetri collocati in prossimità di finestre o bocchette d'aria, misure di pochi mesi solo estivi, locali dimenticati come archivi o spogliatoi interrati, e documentazione non integrata nel DVR.