L'ultimo passaggio è misurare se il sistema funziona. Gli indicatori di risultato sono i malori da calore, gli interventi del primo soccorso nelle giornate calde, gli infortuni avvenuti in giornate a rischio alto o durante eventi meteo, le segnalazioni di quasi incidente collegate a vento, temporali o allagamenti. Sono numeri piccoli e va evitato di considerarli rassicuranti quando sono pari a zero: un'estate senza malori può dipendere da una stagione mite più che dalle misure.
Più informativi sono gli indicatori di processo: percentuale di giornate a rischio alto in cui la procedura è stata attivata e registrata, quota di lavoratori esposti formati prima dell'estate, quota di neoassunti e somministrati inseriti con piano di acclimatazione, numero di cabine con climatizzazione efficiente sul totale, tempi di attivazione dopo un'allerta, numero di locali soggetti all'obbligo radon misurati. Questi dati raccontano la capacità reale dell'organizzazione di reagire.
I risultati vanno portati nella riunione periodica dell'articolo 35, insieme a una proposta di aggiornamento delle misure e del programma di miglioramento. Il DVR va rielaborato quando emergono cambiamenti significativi: un evento grave, nuove ordinanze, nuove lavorazioni esposte, nuove indicazioni tecniche degli enti. Il messaggio da portare in azienda è che il clima non è più un fattore esterno imprevedibile ma una condizione di lavoro prevedibile con giorni di anticipo, e che proprio questa prevedibilità rende difficilmente giustificabile, davanti a un evento dannoso, la mancata adozione di misure.