Aggiornamento RSPP · Blocco 6/10 (20–24 h) · Slide 39/50

Tecnostress: origine del concetto e cinque fattori scatenanti

Il termine tecnostress è stato introdotto dallo psicologo statunitense Craig Brod nel 1984, che lo descriveva come una malattia moderna dell'adattamento causata dall'incapacità di gestire in modo sano le nuove tecnologie informatiche. La ricerca successiva, in particolare gli studi di Tarafdar e colleghi pubblicati alla fine degli anni Duemila, ha individuato cinque fattori che generano tecnostress in ambito lavorativo.

Il primo è il sovraccarico tecnologico: le tecnologie spingono a lavorare più velocemente e più a lungo, moltiplicando i flussi di informazioni. Il secondo è l'invasione: la reperibilità continua sfuma il confine tra lavoro e vita privata. Il terzo è la complessità: strumenti e applicazioni richiedono un apprendimento continuo e il lavoratore si sente inadeguato. Il quarto è l'insicurezza: il timore di essere sostituiti dalla tecnologia o da colleghi più competenti nell'usarla. Il quinto è l'incertezza: il cambiamento continuo di software e procedure impedisce di consolidare le competenze.

Questa classificazione è utile perché sposta l'attenzione dallo strumento all'organizzazione. Lo stesso software può essere neutro in un'azienda che lo introduce con formazione, tempi adeguati e supporto, e diventare fonte di stress in un'altra che lo impone dall'oggi al domani, con aggiornamenti frequenti e assistenza scarsa. Nei reparti produttivi il tecnostress riguarda anche gli operatori che lavorano con pannelli di controllo, terminali di linea e sistemi di tracciabilità, non solo gli impiegati.