Gli effetti del tecnostress descritti in letteratura comprendono manifestazioni psicologiche come ansia, irritabilità, difficoltà di concentrazione e senso di inadeguatezza, manifestazioni fisiche come cefalea, disturbi del sonno e affaticamento visivo, e conseguenze organizzative come calo della produttività, errori, assenteismo e intenzione di lasciare l'azienda. In un contesto produttivo l'errore indotto dal sovraccarico di informazioni su un pannello di controllo può avere ricadute dirette sulla sicurezza.
Non esiste in Italia una norma specifica sul tecnostress, ma il fenomeno rientra nello stress lavoro-correlato che l'art. 28 del D.Lgs. 81/08 impone di valutare secondo i contenuti dell'Accordo europeo del 2004. Nei documenti dell'INAIL dedicati ai rischi psicosociali emergenti il tecnostress è indicato tra i fattori legati all'evoluzione tecnologica del lavoro. La campagna europea dell'EU-OSHA 2023-2025, dedicata al lavoro sano e sicuro nell'era digitale, ha posto l'accento sugli stessi temi.
Nella pratica il RSPP può integrare la valutazione già in essere aggiungendo alla lista di controllo degli indicatori alcune voci specifiche: introduzione di nuovi sistemi informatici nell'ultimo anno, presenza di formazione al loro utilizzo, frequenza di guasti e disservizi, richieste di reperibilità fuori orario, ricorso a sistemi di monitoraggio delle prestazioni. Nella fase approfondita, i focus group con i lavoratori sono lo strumento più efficace per capire quali aspetti delle tecnologie generano davvero disagio.