I dati infortunistici nazionali ed europei mostrano un andamento ricorrente. I lavoratori più giovani e quelli con poca anzianità nella mansione hanno una frequenza di infortuni più alta, legata a inesperienza, sottovalutazione del pericolo e scarsa conoscenza dell'ambiente. I lavoratori più anziani si infortunano in genere meno spesso, ma quando accade le conseguenze tendono a essere più gravi, con prognosi più lunghe e una maggiore quota di esiti permanenti e di eventi mortali.
Le dinamiche tipiche cambiano con l'età. Tra i giovani prevalgono contatti con organi in movimento, tagli e urti durante compiti appena appresi. Tra i senior pesano maggiormente cadute in piano e dall'alto, scivolamenti su scale, sforzi improvvisi con lesioni muscolo-tendinee e, nei settori dei trasporti, gli incidenti alla guida. Anche le malattie professionali denunciate crescono con l'età, perché riflettono esposizioni accumulate nel tempo, in particolare a rumore, vibrazioni e sovraccarico biomeccanico.
Per il RSPP l'indicazione pratica è leggere i propri dati aziendali per fasce d'età e anzianità di mansione, non solo in totale. Un indice di frequenza in calo può nascondere un indice di gravità in aumento dovuto all'invecchiamento del personale. Allo stesso modo, un picco di infortuni nei primi mesi dall'assunzione indica la necessità di rafforzare l'affiancamento dei nuovi ingressi, qualunque sia la loro età anagrafica e la loro esperienza in altre aziende.