Il concetto di capacità lavorativa è stato sviluppato dal Finnish Institute of Occupational Health, con i lavori di Juhani Ilmarinen, per descrivere l'equilibrio tra le risorse della persona e le richieste del lavoro. Lo strumento più diffuso è il Work Ability Index, un questionario che combina autovalutazione della capacità attuale, richieste fisiche e mentali della mansione, numero di malattie diagnosticate, limitazioni percepite, assenze per malattia, prognosi personale e risorse psicologiche. Il punteggio va da 7 a 49 e viene classificato come scarso fino a 27, mediocre da 28 a 36, buono da 37 a 43 ed eccellente da 44 a 49.
Il modello interpretativo è la casa della capacità lavorativa, un edificio a quattro piani. Al piano terra stanno salute e capacità funzionali, poi competenze e conoscenze, quindi valori, atteggiamenti e motivazione; all'ultimo piano il lavoro vero e proprio, con ambiente, contenuti, organizzazione e gestione. La casa è sostenuta anche da elementi esterni come famiglia e comunità.
Il questionario va somministrato e interpretato dal medico competente, perché contiene dati sanitari e informazioni personali. Il RSPP può però utilizzare i risultati aggregati e anonimi per reparto o fascia d'età: un punteggio medio che scende in un gruppo omogeneo segnala un disallineamento tra richieste e capacità e aiuta a decidere con criterio dove investire in ergonomia, riprogettazione delle mansioni o programmi di promozione della salute.