Per molto tempo la differenza di genere nella prevenzione è stata identificata quasi solo con la tutela della lavoratrice in gravidanza e allattamento, tema già affrontato nel modulo B. L'impostazione attuale è più ampia: uomini e donne differiscono per caratteristiche biologiche, come antropometria, composizione corporea, metabolismo di alcune sostanze e risposta immunitaria, e per fattori sociali, come distribuzione nelle mansioni, carichi di cura familiare, esposizione a molestie e percorsi di carriera.
Anche la medicina ha preso atto di queste differenze. La L. 3/2018 ha previsto l'applicazione e la diffusione della medicina di genere nel Servizio sanitario nazionale, e nel 2019 è stato adottato un piano nazionale per la sua applicazione, che comprende anche la medicina del lavoro. Il messaggio per la prevenzione è che la valutazione del rischio, i valori di riferimento e gli studi epidemiologici costruiti su campioni prevalentemente maschili non sono automaticamente validi per le donne.
L'approccio di genere non riguarda solo le lavoratrici. Gli uomini sono più rappresentati nelle mansioni ad alto rischio infortunistico e tendono a ricorrere meno ai servizi sanitari e a sottovalutare i sintomi, il che si riflette su diagnosi tardive di patologie lavoro-correlate. Considerare il genere significa quindi chiedersi, per ogni rischio, se la sua distribuzione o i suoi effetti differiscono tra uomini e donne e se le misure adottate funzionano per entrambi.