Le differenze di genere nei rischi derivano in larga misura dalla segregazione occupazionale. Le donne sono più presenti in sanità, assistenza, pulizie, ristorazione, commercio, confezionamento alimentare e lavori d'ufficio; gli uomini in edilizia, metalmeccanica, trasporti, agricoltura meccanizzata. Ne deriva che i lavoratori di sesso maschile registrano la grande maggioranza degli infortuni mortali, mentre le lavoratrici sono più esposte a movimenti ripetitivi degli arti superiori, posture fisse, stress emotivo, aggressioni da parte di utenti e rischio biologico.
I dati INAIL evidenziano inoltre un peso relativo maggiore degli infortuni in itinere nelle lavoratrici, verosimilmente legato all'organizzazione dei tragitti tra casa, lavoro e attività di cura. Anche alcune malattie professionali mostrano profili differenti: le patologie muscolo-scheletriche dell'arto superiore, come la sindrome del tunnel carpale, sono più frequentemente riconosciute nelle donne, mentre ipoacusia e patologie da amianto prevalgono negli uomini, riflettendo esposizioni storiche.
Sul rischio chimico, differenze nella percentuale di tessuto adiposo, nel metabolismo e negli effetti ormonali di alcune sostanze, come gli interferenti endocrini, possono modificare la risposta. Per il RSPP la pratica consigliata è leggere la valutazione per gruppo omogeneo chiedendosi chi occupa davvero quel posto. Una linea di confezionamento con alta ripetitività e personale prevalentemente femminile richiede priorità d'intervento che un'analisi neutra rischierebbe di sottovalutare.